#2 SPECIALE Musica Italiana: Ritratti by F. Guccini

Continua il mio speciale di Aprile dedicato alla musica italiana. Dopo Sogna ragazzo sogna di Vecchioni, recensisco Ritratti di Francesco Vecchioni, il suo penultimo album. Parlando di quali artisti avrei trattato, avevo escluso De André a causa della difficoltà dei testi, nel senso che avrei dovuto parafrasarli, mi sono andata a cercare Guccini e potrà sembrare un po' incoerente, ma ho scelto un album con appena nove canzoni di cui parlerò in maniera vasta, di conseguenza la mia scelta è giustificata da questa caratteristica.
Odỳsseus: ★★★★★ Premetto che frequentando il liceo classico e amando i poemi omerici, non posso non sentirmi toccata da questa canzone. Ma obiettivamente, penso sia un brano eccezionale. Innanzitutto per il testo, perché mescola tantissimi autori, da Kavafis a Dante, da Foscolo ad altri autori meno conosciuti, fino ad arrivare all'antichissimo Omero. Con le parole di tutte le persone che hanno parlato di lui, Guccini riesce a descrivere perfettamente il personaggio di Ulisse, che non è neanche così semplice da definire.
Ma nel futuro trame di passato
si uniscono a brandelli di presente,
ti esalta l'acqua e al gusto del salato brucia la mente
e ad ogni viaggio reinventarsi un mito,
a ogni incontro ridisegnare il mondo
e perdersi nel gusto del proibito sempre più in fondo.
Il testo, però, non è un'operazione di contaminatio, Guccini non si è limitato a unire cose dette da altri, ma ha dato una sua impronta, costruendo mettendo insieme tante cose in un suo personaggio per dare un messaggio: Odisseo vive per sempre, viaggia per sempre grazie ai testi degli altri, alle parole di chiunque lo canterà. La musica, poi, è originalissima e riesce anche solo a dare un'idea del testo stesso, nel senso che già da sola dà proprio l'idea del mare, so che sembra assurdo, ma mi è parso così.
La via del mare segna false rotte,
ingannevole in mare ogni tracciato,
solo leggende perse nella notte perenne
di chi un giorno mi ha cantato
donandomi però un'eterna vita
racchiusa in versi, in ritmi, in una rima,
dandomi ancora la gioia infinita
di entrare in porti sconosciuti prima.
Una canzone: ★★★★☆ Senza essere interpretata come un'accusa di plagio, vorrei dire una cosa: la canzone "Chiamami ancora amore" di Vecchioni, che adoro, mi ricorda molto questo brano di Guccini. E con questo, ripeto, non voglio dire sia copiata, perché non è le competenze necessarie per affermare una cosa del genere, voglio solo dire una cosa che ho notato visto che devo parlare di questo brano. Comunque, mi sembra bellissima la tematica, che mi tocca profondamente e la musica è ottima, sicuramente Un ottimo inno alla potenza della scrittura e della musica; si vede che la cosa tocca in prima persona il cantautore, del resto parla della sua passione, del suo lavoro.
Canzone per il Che: ★★★☆☆ [3.5/] All'inizio ho apprezzato la musica seppur molto semplice, forse è proprio questo il suo punto di forza. E' originale nella banalità. Non appena inizia la parte cantata diventa più lenta, stavolta la canzone è veramente una sorta di storia narrata, molto più di altre, è parlata. Guccini qui canta molto meno, ancora meno delle altre, parla e narra. La parte più bella è la fine, la conclusione, quando poi c'è una lunga parte strumentale dopo l'ultimo verso.
Signor Colonnello, sono Ernesto, il “Che” Guevara.
Mi spari, tanto sarò utile da morto come da vivo.
Piazza Alimonda: ★★★☆☆ [2.5/5] Questo brano tratta del giorno del G8 a Genova, di conseguenza confesso che mi sono dovuta documentare ed informare parecchio per capirlo quando l'ho ascoltato per la prima volta. In Piazza Alimonda è stato ucciso Carlo Giuliani, da qui il titolo della canzone. Quest'ultima, che devo giudicare a prescindere dalla tematica anche musicalmente, ha una musica che appunto non mi piace molto. Sarebbe anche bella, ma mi sembra un po' ripetitiva. E' vero che ancora una volta si tratta di una storia narrata, che Guccini non canta propriamente, ma in altri brani riesce a creare un perfetto connubio fra tematica impegnata e originalità di musica e testo. Non è questo il caso. Le parole sono ricche di pathos e leggendo il testo come fosse un semplice brano di letteratura è ricco di intensità (data anche dall'anafora "Genova"), ma questa è una canzone e con la musica esso perde molto.
Vite: ★★★★☆ Un aspetto di questa canzone che non mi è subito piaciuto è stato lo spezzare le parole spesso e volentieri a cui ricorre per ragioni ovvie di metrica Guccini. Sicuramente merita tantissimo per il testo, così intenso e vero ed alcune parti sono veramente stupende. La nostra è una sola vita, ognuno ne ha solo una e ne vorrebbe ancora, le cerca negli altri, ci sentiamo così piccoli in confronto alla grandezza di tutto il resto. Mi ha un po' ricordato il monologo di Alessandro Baricco, quello che conclude i film "La leggenda del pianista sull'oceano", riguardo alla scelta di una sola vita.
Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai, e questa è la verità, che non finiscono mai... Quella tastiera è infinita. Ma se quella tastiera è infinita allora su quella tastiera non c'è musica che puoi suonare.
- La leggenda del pianista sull'oceano, monologo finale
La musica è abbastanza bella, soprattutto per la chitarra unita al pianoforte. La cosa più bella è la fine, la musica è sempre la stessa e il messaggio si conclude con una grande verità, molto bello il fatto che le ultime parole siano praticamente pronunciate come se Guccini parlasse.
E percorriamo strade non più usate
figurando chi un giorno ci passava
e scrutiamo le case abbandonate
chiedendoci che vite le abitava,
perché la nostra è sufficiente appena
ne mescoliamo inconsciamente il senso;
siamo gli attori ingenui di un palcoscenico misterioso e immenso.
Cristoforo Colombo: ★★★★☆ Bellissimo brano, un ulteriore ritratto di un personaggio storico usato come mezzo per descrivere ben più di una semplice figura importante, ma ben altre verità. Si ritorna al tema del viaggio, della scoperta, già trattato nella prima canzone dell'album. In seguito al viaggio, Cristoforo Colombo viene deluso, non arriva a ciò che vorrebbe e naviga, naviga via.
Certo non sai: ★★☆☆☆ Mi è subito piaciuta molto la musica, ha un bel ritmo. La canzone come testo inizialmente mi è risultata troppo romantica, è l'espressione di ciò che provoca l'amore, insicurezza, tanta tenerezza, passione e questo non è affatto negativo, ma diciamo che non è il miglior testo d'amore che abbia riscontrato. Non è il migliore brano dell'album sicuramente, ma sicuramente aggiunge una sorta di variazione ad esso.
La ziatta (La tieta): ★★☆☆☆ Ne ho ovviamente letto la traduzione visto che conta moltissimo il testo in Guccini, molto più della musica. Quest'ultima è molto semplice e lenta, si tratta di una storia narrata e ciò che conta è cosa si narra, ancora una volta. Il personaggio è caratterizzato molto bene devo dire, questa figura di questa donna affascina molto e viene descritta abilmente. Tolto il testo, il brano risulta eccessivamente lento, secondo me.
La tua libertà: ★★★☆☆ La più "cantata" di tutto l'album, infatti la voce di Guccini qui è diversa, più sullo stile del canto appunto. Il testo mi piace molto per il messaggio che vuole dare, di speranza e coraggio, di voglia di difendere la libertà. Mi piace abbastanza il ritmo e il fatto che comunque la musica sia abbastanza movimentata.
E un uomo saggio regole farà, una prigione fatta di parole; i carcerieri di una società ti impediranno di cercare il sole; la tua libertà, se vuoi, la puoi avere.
Ritratti: ★★★★★ Punto di forza di questo album sono i magnifici testi che in ogni canzone riescono a regalare qualcosa, a donare forti emozioni e svolgono in questo un ruolo importante anche le tematiche trattate, sicuramente, mirabilmente. Si intrecciano vari argomenti e varie tesi sulla vita, il messaggio ultimo è quello di speranza, nonostante tutto, malgrado ogni cosa, si può continuare a vivere anche dopo la morte (come il Che, come Ulisse), si può navigare nonostante si venga delusi (Colombo), consapevoli della nostra grandezza (un uomo saggio regole farà), ma anche del fatto che siamo solo un punto, in mezzo a tante vite (come nella canzone "Vite", appunto). Il linguaggio è raffinato e ricercato, vi è la forte presenza di figure retoriche tipiche della poesia, in fondo questi testi sono poesia. Mentre la musica è molto elaborata in certi casi, in altri è volutamente semplice per dare più peso alla storia narrata. Un bellissimo album che merita di essere ascoltato più volte sia per essere capito sia per essere riscoperto.

#2 SPECIALE Musica Italiana: Ritratti by F. Guccini, reviewed by Silvia Argento ©

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