Bulimia..."Tremenda"

Era una serata come tante. Stavo guardando “Le Iene” con la mia famiglia quando fanno un servizio sull’anoressia. Ne parlo con una mia conoscente e finiamo per discutere sui disturbi alimentari in generale, quando lei mi confessa di essere stata bulimica per molto tempo. Rimango stupita, ovviamente, ma non faccio altre domande. Finché non mi dice che ha voglia di parlarne e non mi viene in mente di proporle un’intervista. Ovviamente lei rimarrà anonima, ma la vorrei ringraziare di cuore per la fiducia che mi ha dato e per l’esperienza che ha deciso di condividere con me e con il mio lavoro.
A che età hai iniziato ad avere problemi alimentari?
Penso di avere avuto seriamente problemi all’età di 12 anni e di averlo capito molto dopo sicuramente.
Parlaci di questi problemi. In cosa consistevano inizialmente i sintomi, come si sono evoluti, ecc.?
I miei problemi con il cibo sono nati quando alle medie ho avuto un cambiamento di peso eccessivo, in aumento.
Praticamente avevo preso molti kg durante l’Estate, la cosa si notava e per questo ho iniziato a fare una dieta. Ma non avendo mai fatto una vera dieta prima di allora mi sono sentita in trappola, ma allo stesso tempo sentirmi dire che ero dimagrita mi faceva piacere. La soluzione che ho trovato allora è stata quella di mangiare, molto e poi di buttare tutto. Ti risparmio i dettagli. Questo all’inizio accadeva per perdere quei kg e quindi una volta persi ho ricominciato a mangiare quasi normalmente, credevo fosse solo una fase della mia vita ma mi sbagliavo.
Quando e perché hai ricominciato a ingurgitare molto cibo per poi fare di tutto pur di non metabolizzarlo?
Al liceo, per una questione molto diversa. Se prima volevo essere non grassa, poi alle superiori volevo essere perfetta. E frequentando anche una scuola di danza ancora di più dovevo avere un bel fisico perché ai saggi tutti puntavano gli occhi su di me. Verso i 15 anni quindi ho incominciato a ricorrere ad ogni metodo possibile per non ingrassare, molta difficile visto che ingurgitavo moltissimo cibo in pochissimo tempo. Non mi definisco anoressica perché capivo perfettamente di essere magra e non volevo dimagrire ancora, solo non ingrassare. E necessitavo di mangiare moltissimo.
Aggiungo a questo che in quel periodo aveva perso la vita la mia migliore amica e i miei genitori erano sempre impegnati con il lavoro. Essendo sola tutto il tempo ero concentrata solo su me stessa e sullo specchio, così come lo ero a scuola di danza.
Hai detto che hai capito molto dopo di avere un problema. In che senso?
Nel senso che alle medie, quando lo facevo ogni tanto e al liceo per molti mesi per me mangiare tantissimo per poi rimettere o ricorrere ad altri metodi per costringermi ad espellere il cibo era normalissimo ed era una cosa quotidiana, un’abitudine. E non pensavo coincidesse con un problema finché non mi è successa una cosa bizzarra: la prof. di italiano ci ha assegnato un compito in classe sui disturbi alimentari, anoressia e bulimia. Parlando dei sintomi della bulimia ho capito che portavano a quello che facevo io.
E qual è stata la tua reazione quando hai capito di avere un problema? Hai subito pensato in quel momento di parlarne con qualcuno?
Sicuramente ho avuto molta paura. Al punto di mangiare pochissimo senza rimettere per un po’ di tempo. Ma il terrore di ingrassare poi prendeva il sopravvento e quindi ho ricominciato a mangiare tanto e a voler espellere il cibo, anche ricorrendo a diuretici solamente stavolta perché non volevo i danni ai denti di cui avevo sentito parlare.
Non ho mai pensato di parlare con nessuno di questa cosa perché per me era troppa intima, neanche con la famiglia mi sentivo al sicuro, mi vergognavo di quello che facevo e sentire tutte le “massime” sull’argomento a scuola non mi ha aiutato. Il modo in cui veniva trattato l’argomento mi faceva pensare ad un’etichetta di pazza che non mi sarei tolta mai se avessi parlato con qualcuno. Mi hanno dovuto “scoprire”.
Che conseguenze fisiche e psicologiche hai avuto da questo tuo comportamento?
Intanto ero sempre debolissima, mi girava sempre la testa e svenivo spesso. È così che, dopo quasi un anno, si sono accorti che avevo un problema. Poi avevo sempre dolori, ovunque e negli ultimi tempi non mi inducevo più il vomito ma me lo procuravo abbuffandomi eccessivamente, quindi logicamente stavo veramente molto male. Aggiungi a questo un forte disprezzo per me stessa, quindi psicologicamente questa era la conseguenza principale. Se prima mi odiavo perché ero brutta fisicamente, ora mi odiavo perché ero malata. Ma non tanto da smettere.
Come sei uscita dalla malattia?
Non ho mai la certezza di esserne uscita. Ma no, non mi abbuffo e non vomito più anche se psicologicamente l’insicurezza rimane e penso resterà sempre. Ne sono uscita grazie ad una terapia farmacologica unita all’aiuto della mia famiglia. Quando hanno capito che avevo un problema si sono mossi per farmi recuperare fiducia in me stessa, nel mio corpo e in tutto quello che era il mio fisico e la mia persona. Quella è la prima cosa. Sentire i miei genitori vicini ha cambiato tutto, ma certo ci è voluto tempo.
Quali pensi siano le cause in generale dei disturbi alimentari come la bulimia o la anoressia?
Intanto il fatto che spesso gli adolescenti siano lasciati soli a se stessi senza punti di riferimento e anche un’insicurezza di base della persona magari. Io prendevo come critiche assolute cose che magari erano solo opinioni di altri che avrei potuto e anzi dovuto ignorare.
Spesso si parla di società troppo concentrata sull’estetica, che impone canoni di bellezza come la magrezza o la perfezione che dipende da certe misure. Credi che questo possa influire?
Certo, ma ritorno al discorso di prima. Se uno ha una sicurezza in se stesso se ne frega di cosa pensa la società e va avanti per la sua strada. Non si sentirà bellissimo, ma non sente il bisogno di farsi del male per diventarlo.
Cosa diresti a una persona se ti dicesse che soffre di bulimia?
Sicuramente che mi dispiace e che se ce la mette tutta in un modo o nell’altro supererà tutto. Più facilmente se i suoi cari la aiutano, altrimenti ci sono gli specialisti. Anche se pochi sono bravi e umani abbastanza.
Descrivi il disturbo della bulimia in tre parole.
Ne basta una: tremenda.
Grazie di cuore della fiducia e di aver condiviso quest'esperienza con me.

Interview by Silvia Argento ©

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