"Notre Dame De Paris": l'architettura dell'arte

Torniamo un po’ indietro, precisamente nel 2008: sono una ragazzina, come ogni Estate mi trovo in un villaggio turistico con i miei genitori e stavolta tocca all’Arenella Resort, di Siracusa. Il 18 Luglio di quell’anno, misero in scena una versione ridotta ed in playback, ma comunque ben realizzata dell’opera popolare “Notre Dame De Paris”. Ne fui immediatamente folgorata, capitai sul Notre Dame De Paris Fans Forum e dopo un po' di tempo, divenne la mia droga. Con il passare del tempo, si faceva forte in me la consapevolezza che quello spettacolo avesse un quid in più rispetto a qualsiasi altra cosa che ero abituata a vedere od ascoltare: il meccanismo di quel tipo di teatro, per come ero fatta e per come sono fatta io ancora oggi, costituiva una perfetta sintesi di quello che era, per come la vedevo io, la bellezza di fare arte e musica in quanto univa molti livelli di “analisi” della vita umana e imponeva diverse capacità agli artisti: capacità canore, attorali e di presenza scenica. Pur non lasciando in secondo luogo il fatto, molto importante, che quest’opera riesca ad emozionare e a farti entrare in una storia che non ti abbandona mai e che ho avuto la grande fortuna di avere il mio fianco durante il difficile percorso della mia adolescenza, la cosa più eccezionale e che rende l’opera bella non riguarda soltanto questo o la bravura dei compositori e degli autori tutti, ma proprio ciò che per me aveva rappresentato, all’epoca, conoscendo il mondo del teatro solo come commedie, una grande novità: il fatto che si potesse unire il ballo, la musica e la recitazione, tutte cose che apprezzavo, in qualcosa di così bello e compatto, completo in tutto. Da qui è nato l’interesse per un mondo che è quello dei musical e delle opere, che mi ha portato a seguirne altre sia straniere (come The Phantom Of The Opera) sia italiane (come I Promessi Sposi Opera Moderna). Da lì è partito, per me, che cosa? Perché sono qui a parlare oggi di un’opera popolare che dovrebbe essere per me, dicono tutti, qualcosa che guardo per svagarmi e poi finisce lì, senza che intacchi la mia vita minimamente perché è così che fanno le persone “normali”? Beh, sono una folle a tutti gli effetti, direi. A mio dire è impossibile, per chiunque abbia un minimo di possibilità, che quest’opera non tocchi minimamente e non influenzi la propria vita. Poiché vi è una sensibilità incredibile in Notre Dame, anche nel modo stesso in cui i personaggi sono scritti, che ti permette di comprendere a pieno la grande potenza di una qualsiasi opera d’arte, per cui anche se sì, per due ore dimentico i miei problemi con una storia che non riguarda me e che è finzione, io in quelle due ore torno nel 1482 e vivo una storia che mi insegna cose importantissime essenziali per una vita quantomeno dignitosa, per cui riconosco a quest’opera uno scopo potrei osare dire etico e cognitivo. Ma a questo si aggiunge ovviamente il fatto che io provi delle emozioni forti, sentendomi emozionata a seconda di cosa e di come l’artista mostra i diversi lati del personaggio e, attraverso esso, anche qualche lato di se stesso (ecco perché il fatto che un cast vari, non è un fattore negativo). Per me aver conosciuto questo mondo da ragazzina è stato utile perché è stata una palestra di vita che mi ha formata in un determinato modo, per cui io da Esmeralda ho imparato la voglia di vivere, la gioia di godere della mia giovinezza, la forza di gridare alla vita anche negli attimi di difficoltà, di dare l’anima alla vita; da Febo ho imparato che però non bisogna essere troppo ingenui, cercare di discernere le reali intenzioni delle persone che possono anche essere scorrette come lui; da Fiordaliso ho imparato la difficoltà dell’essere umano a perdonare e scoperto un aspetto dell'uomo: il senso di vendetta, ma anche la forza di reagire, in maniera più o meno etica di fronte alle delusioni; da Frollo ho imparato che è difficile opporsi alle sensazioni che proviamo e mantenere la propria integrità e dai suoi tormenti ho capito cosa significa essere travolti da una passione che è più forte di te; da Clopin ho imparato l’affetto della famiglia ed il punto di vista di chi è considerato diverso, che in tempi come questi direi che mi è stato ancora di più utile; da Gringoire ho imparato l’amore per la poesia e la capacità che essa ha di rendere immortale ed eterno un avvenimento od in questo caso una storia; da Quasimodo ho imparato che le apparenze non sono illuminanti riguardo alla verità, perché anche chi fuori è brutto in realtà può essere l’unico capace di provare il vero amore e dal suo gesto e dal ritrovamento di questi due scheletri abbracciati ho imparato che la cosa veramente eterna non è solo la poesia, ma l’amore vero.Tutto questo rende le accuse di essere troppo fissata con un’opera popolare, di darle troppo importanza, a mio dire, stupide. Non penso che i libri di scuola non esistano e sì, avrei potuto imparare tutto questo anche da altro, ma quale modo migliore per crescere umanamente di conoscere un’opera come questa che ti emoziona oltre che formarti? Notre Dame ti permette di avere la consapevolezza di non essere solo, semplicemente perché con te hai ogni personaggio, che vivi con un attore che a sua volta lo vive e lo trasmette a te, ognuno di voi conoscendolo in maniera differente. E a sua volta il personaggio è conosciuto dall’autore, dal compositore, da tutti gli altri che hanno visto l’opera… insomma il teatro, che io stesso ho avuto il piacere di studiare e conoscere, è unione, è vita e quest’opera è tutto questo. Se il teatro pretende queste cose, Notre Dame è stato all’altezza del compito.
Per questo motivo vi dico che quest’opera è un filo di follia, che vi travolge e vi porta in un mondo fatto di musica, poesia, di mostri di pietra e soprattutto di amore, libertà e grande emozione, un mondo in cui la scrittura è architettura, nel senso che ciò che è scritto diviene un edificio ben solito nella vostra mente, nei vostri cuori e perfino nel vostro percorso di vita. Per me è stato così.
Per questo motivo dico: bentornato Notre Dame, e grazie di tutto.

Silvia Argento

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