[MANIA MUSICALE] Ermal Meta - Vietato morire

Stasera inauguro la nuova grafica del blog con un nuovo post, dopo una lunga assenza a causa dell'università.
In particolare, oggi vi vorrei parlare di una canzone che ha vinto il Premio della Critica di questa edizione di Sanremo; non è una manifestazione che mi entusiasma particolarmente, ma la guardo per passatempo. Quest'anno vederla è stato produttivo: mi ha fatto scoprire un artista di cui subito mi sono innamorata. Si tratta di Ermal Meta. La storia di questo artista è travagliata: la madre veniva picchiata dal padre che era violento anche con lui, Meta gli ha già dedicato una stupenda canzone: Lettera a mio padre che consiglio a tutti di ascoltare. Questo artista ha deciso di trattare ancora una volta questa sua triste storia per dare un messaggio importante proprio al festival, con la canzone che vado ad analizzarvi, dal titolo Vietato morire. Per me questa analisi non è solo un piacere, ma un onore e vorrei che tutti la leggessero non perché l'ho scritta io, ma perché ritengo che questa canzone dovrebbe essere compresa e apprezzata a pieno da tutti noi, perché insegna tantissimo.

Ricordo quegli occhi pieni di vita
E il tuo sorriso ferito dai pugni in faccia
Ricordo la notte con poche luci
Ma almeno là fuori non c'erano i lupi.
Il testo inizia immediatamente con un verbo: Ricordo ed è all'insegna dei ricordi che si muoverà questa prima fase. Infatti secondo me questo brano si può dividere in due fasi appunto: la prima che fa riferimento all'infanzia, la seconda alla crescita e al presente.
Chi è l'io ricorda? Un uomo, ormai grande, ricorda momenti della sua infanzia. Il verbo si trova in anafora nel primo e nel terzo rigo di questa primissima strofa, proprio ad indicare l'intensità del ricordo e quanto profondamente queste esperienze abbiano segnato l'io narrante. Abbiamo una contrapposizione fra l'ambito positivo della gioia di vivere e la sofferenza. Da un lato, ricorda gli occhi pieni di vita e il sorriso che si mantiene nonostante i pugni in faccia: la donna colpita è una madre, che continua a sorridere e ad andare avanti per suo figlio e anche per se stessa. Abbiamo davanti una donna forte, ma l'autore questo aggettivo non lo utilizza, lo fa intuire. Dall'altro lato, questi pugni in faccia; forse è proprio a causa di questi che l'io ricorda la notte: è facile ipotizzare che, per non farlo assistere alle violenze, a volte la madre lo mandasse fuori e il bambino si spaventava al buio della notte, ma almeno là fuori non c'erano lupi. Al padre, quindi, viene dato l'attributo di lupo: un animale solitario, pericoloso, che soprattutto nella notte di solito spaventa, invece il lupo è dentro casa, non fuori. Ermal Meta aveva già paragonato suo padre ad un animale nella canzone "Lettera a mio padre", che inizia proprio con questa frase:"Di bestie come te ce ne sono in giro e non è facile scoprirle".
Ricordo il primo giorno di scuola
29 bambini e la maestra Margherita
Tutti mi chiedevano in coro
Come mai avessi un occhio nero.
Entriamo ancora di più nell'ottica dell'io narrante che ricorda la sua infanzia: il primo giorno di scuola, lo stupore degli altri che chiedono come mai questo bambino ha un occhio nero e la sua difficile situazione, descritta con semplicità e naturalezza, senza retorica o giochi di parole, uno dei punti di forza del testo.
La tua collana con la pietra magica
Io la stringevo per portarti via di là
E la paura frantumava i pensieri
Che alle ossa ci pensavano gli altri.
Non possiamo sapere se questa collana sia una metafora o un oggetto realmente esistito, quello che mi suggeriva a prima ascolto era un regalo magari da parte della mamma appunto, di una collana con una pietra che è magica. E' un adulto che parla con la prospettiva di un bambino qui, pertanto da bambino cerca di fuggire alla triste realtà e, credendo nella magia, spera di poter portare via sua madre da quell'incubo. Interessante l'accostamento dell'aggettivo "tua" per la collana e poi sotto il pronome "io" che la stringe, entrambi in posizione incipitale, quasi a voler connettere il figlio e la madre ed evidenziare le due prospettive di due persone che vivono il medesimo dramma: la madre reagisce da adulta resistendo e dando coraggio al figlio, il quale in quanto bambino non può far altro, inizialmente, che ricorrere alla fantasia di una magia perché la paura frantumava i pensieri, non gli permette cioè di trovare una via d'uscita. Un dolore psicologico a cui si aggiunge anche quello fisico delle ossa spezzate: in poche parole, il padre che lo picchia.
E la fatica che hai dovuto fare
Da un libro di odio ad insegnarmi l'amore
Hai smesso di sognare per farmi sognare
Le tue parole sono adesso una canzone.
Al figlio viene accostata la paura nella strofa precedente, mentre alla madre in questa la fatica: ella deve superare la paura e con fatica andare avanti, per suo figlio. Qui il narratore non parla più ricordando semplicemente l'infanzia, ma realizzando da adulto tutto ciò che la madre ha fatto per lui. Da un libro di odio gli ha insegnato l'amore, è riuscita cioè malgrado tutto a dargli un'educazione, a farlo credere in se stesso, gli ha permesso di sognare smettendo lei di sognare, perché ha lottato per lui. E per questo motivo la canzone diventa un tributo a lei, un modo per ricordarla e soprattutto per diffondere i suoi insegnamenti. Io credo che Meta scrivendola abbia voluto non tanto sfogarsi, giacché ha lui stesso dichiarato che questa storia l'ha digerita, quanto dare qualcosa agli altri e diffondere i messaggi che la madre gli ha insegnato.
Cambia le tue stelle, se ci provi riuscirai
Cambia le tue stelle è una frase già presente nell'altra canzone di Ermal Meta che ho citato prima, "Lettera a mio padre", per cui le due canzoni risultano molto collegate. In particolare in quella dice, rivolgendosi a suo padre:"Forse un giorno diventerò padre e gli dirò di cambiare le stelle". Insomma evidenzia come gli insegnamenti che gli ha dato la madre saranno gli stessi che darà ai suoi figli, sarà un buon genitore a differenza di suo padre. Questo "cambiare le stelle" può fare riferimento al destino, cioè cambiare la realtà, ma in generale è un inno alla sopravvivenza, alla resistenza, alla forza, come vedremo lo è tutta la canzone. Se ci provi riuscirai: bisogna lottare, avere forza di volontà nella vita e anche la realtà più brutta può essere cambiata. E' un fortissimo messaggio di speranza.
E ricorda che l'amore non colpisce in faccia mai
Figlio mio ricorda
L'uomo che tu diventerai
Non sarà mai più grande dell'amore che dai.
Di nuovo quel "ricorda" che si riallaccia al "ricordo" iniziale, a dimostrare il fatto che i precetti della madre lui li ha recepiti nonostante le brutte esperienze, la madre è riuscita nella sua missione.
Curioso ed interessante come nelle strofe sia il figlio a parlare, mentre il ritornello pieno di imperativi riecheggia invece del monito della madre, che attraverso questa canzone si esprime. Essa costituisce, quindi, una sorta di dialogo fra i due, se vogliamo.
E cosa deve ricordare? Che il vero amore non è quello che colpisce, quindi non deve avere paura d'amare, ma soprattutto se ama deve farlo bene: non conta quanto forte si possa sentire, nulla è più grande della capacità che avrà d'amare. Sono cose che qualsiasi madre direbbe, ma la sua viene da un libro di odio, pertanto il fatto che malgrado tutto sia riuscita a trasmettergli questo è indice di una grandissima forza e statura morale.
Non ho dimenticato l'istante
In cui mi sono fatto grande
Per difenderti da quelle mani
Anche se portavo i pantaloncini.
Si apre così la fase della crescita: questo bambino è dovuto crescere in anticipo, si è fatto forza anche lui, ha smesso, vedremo, di pensare alla magia, ha deciso di lottare. Anche se portavo i pantaloncini è una frase che fa molto pensare, specie se messa in relazione col tipico modo di dire "portare i pantaloni" riferito a chi comanda in una famiglia. Il figlio non porta i pantaloni, non è ancora un uomo, porta i pantaloncini, è ancora piccolo, debole, ma per sua madre e come sua madre, combatte.
La tua collana con la pietra magica
Io la stringevo per portarti via di là
Ma la magia era finita
Restava solo da prendere a morsi la vita.
A dimostrare questa crescita repentina e quasi costretta ma che con grande forza si compie, è il fatto che ormai la magia sia finita: la vita va presa a morsi. Le prime due frasi di questa strofa costituiscono un'anafora e nell'altra in cui sono presenti, subito dopo, la paura frantumava. Il verbo "frantumare" è molto simile all'espressione "prendere a morsi" se riflettiamo sul fatto che con i denti in effetti frantumiamo ciò che mordiamo, pertanto le parole credo siano volutamente accostate in tal senso.
Cambia le tue stelle, se ci provi riuscirai
E ricorda che l'amore non colpisce in faccia mai
Figlio mio ricorda
L'uomo che tu diventerai
Non sarà mai più grande dell'amore che dai.

Lo sai che una ferita si chiude e dentro non si vede
Che cosa ti aspettavi da grande?
Non è tardi per ricominciare
E scegli una strada diversa e ricorda che l'amore non è violenza.
Dopo un ulteriore ritornello, abbiamo forse il momento chiave di tutta la canzone, che svela gli obiettivi dell'autore che in parte aveva già rivelato e che io ho in parte constatato prima.
Cosa dire a tuo figlio, quando tuo marito, suo padre, fa soffrire sia te che lui con una violenza tremenda? Non puoi fare altro che incoraggiarlo per il futuro e cercare di dargli tu qualcosa là dove il padre ha mancato. E così sua madre agisce: tutta la sofferenza che il figlio ha subito, rimarrà dentro di lui anche se non si noterà a prima vista, ma a lungo andare il tempo la guarirà, del resto lui è ancora grande, ella gli dice che non è tardi. Questa frase si collega a quel se ci provi riuscirai del ritornello, un emozionante filone di speranza. Ma da questo dolore comunque deve imparare, deve imparare a scegliere una strada diversa. Ancora una volta il ricordo, altro tema centrale: deve ricordare che quello che ha visto lui non è amore, che lui sarà diverso da suo padre, l'amore non è violenza, ma è altro. E lo scoprirà solo se appunto deciderà di prendere a morsi la vita, di viverla ugualmente. Del resto prima lo dice che gi resta solo questo da fare, quando afferma restava solo e fa capire quanto ormai sia necessaria quella lotta di cui tanto abbiamo parlato prima: non c'è altra via d'uscita, bisogna resistere.
Ricorda di disobbedire e ricorda che è vietato morire, vietato morire.
Anzi, vedremo che bisogna disobbedire, perché è vietato arrendersi, ma soprattutto è vietato morire. Su questa disobbedienza di Ermal Meta moltissimi si sono interrogati, ho letto molti articoli in merito, ma credo che la risposta più giusta sia, ovviamente, quella che ci fornisce lo stesso autore:"La canzone racconta una storia che nel suo piccolo mi piacerebbe diventasse un manifesto di disobbedienza. Non parla di violenza ma disobbedienza alla violenza stessa. Tutto quello che mette a repentaglio l'integrità della vita umana dal punto di vista morale, spirituale e fisico, se non siamo noi a vietarlo non ci sarà una entità superiore che lo fa. E' un modo per dire che disobbedire è forse la prima porta per arrivare alla felicità o alla serenità. Questa canzone significa ama la tua vita e gli altri". La violenza, la mancanza di morale, rappresentano una morte, pertanto bisogna disobbedire a questi aspetti dell'uomo e vietarli. Il messaggio di tutta la canzone è questo. Purtroppo molti hanno frainteso questo "disobbedire", per esempio ho letto commenti del tipo "Disobbedire è la porta d'ingresso al carcere, e certe dichiarazioni falle al tuo paese d'origine". Questo è un esempio di ciò che dovremmo vietare, appunto: l'ignoranza, il razzismo (Ermal Meta è albanese) e la stupidità. Il disobbedire di Ermal Meta è un inno non a violare le leggi, ma a farle rispettare. Bisogna disobbedire a tutto ciò che è sbagliato in un mondo in cui spesso cose sbagliate avvengono o addirittura viene imposto di accettarle.
Cambia le tue stelle, se ci provi riuscirai
E ricorda che l'amore non ti spara in faccia mai
Figlio mio ricorda bene che
La vita che avrai
Non sarà mai distante dell'amore che dai.

Ricorda di disobbedire
Perché è vietato morire
Ricorda di disobbedire
Perché è vietato morire
Perché è vietato morire
Vietato morire.
Al posto di "colpisce" qui abbiamo "spara", per rendere ancora più intenso e forse attuale il senso. La vita che viviamo è rappresentata dalla nostra etica, dalla nostra capacità di dare amore, per questo bisogna sempre ribellarsi alla violenza e tenere conto di ciò. E' questo l'insegnamento della madre e quindi di Ermal Meta.
Questo brano viaggia dentro un paesaggio di desolazione e violenza, da cui però esce con un messaggio forte di speranza, amore, resistenza e ribellione. Trovo sia un vero e proprio manifesto, il cui testo mi ha rapito immediatamente. Molti l'hanno snobbata e non l'hanno colta per via dell'arrangiamento pop, che Ermal Meta ha spiegato dicendo che ha voluto rendere il brano accessibile a tutti, idea geniale secondo me, se chi ascolta ha la capacità di cogliere la verità dietro quello che, per me, è un brano emozionante, ricco di passione e significato. E trovo sia esso stesso un vero e proprio atto massimo di disobbedienza di Ermal Meta nei confronti soprattutto della violenza del padre: diffondendo i messaggi di sua madre, ha disobbedito proprio a quella violenza mostrando che uomo straordinario sia comunque riuscito a diventare, è riuscito a davvero a cambiare le sue stelle.
Credo che pochissimi artisti abbiano potuto insegnarmi così tanto, specie con una sola canzone.
Vorrei chiudere il messaggio di speranza di Ermal Meta, con una strofa sempre del brano che ho volutamente citato più volte, che mi rende felicissima e onorata che questo artista non diffonda i suoi messaggi "al suo paese", ma nel mio:
Ogni male è un bene quando serve
Ho imparato anche a incassare bene
Sono stato fuori tutto il tempo
Fuori da me stesso e dentro il mondo
Non c'è più paura
Non c'è niente
Quello che era gigante oggi non si vede
Sulla schiena trovi cicatrici
E' lì che ci attacchi le ali.

Ermal Meta - Vietato morire, analysis by Silvia Argento ©

Commenti

  1. Adesso che me lo hai fatto conoscere come artista mi sa tanto che entrerà presto nel mio mp3! ;)
    Le canzoni sono favolose ma la cosa più bella è la tua descrizione, analisi, spiegazione... Insomma la tua lettura che è sempre obiettiva e che mi lascia sempre qualcosa su cui riflettere. Per cui davvero complimenti.
    E aggiungo che mi piacerebbe vedere tanti altri post di questo genere, magari su altre canzoni cantautoriali <3

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  2. Che dire... mi stupisci ogni giorno di più!!! Sei riuscita a cogliere la mia attenzione, nonostante sia una persona che già a metà pagina, quando vedo articoli o recensione troppo lunghi, mi stanco di leggere. Non parlo solo del grande amore che mi lega all'oggetto del tuo post e all'autore della canzone analizzata e descritta, ma anche del grande affetto e legame che giorno dopo giorno sta crescendo e che alla base ha fondamenta molto forti. Concentrandomi su ciò che hai scritto mi viene solo da dire che hai colto e recepito al 100% il senso della canzone, non ti nascondo che mi hai fatto capire tanto di "Vietato morire", diversi punti non li avevo completamente colti. Sei una scrittrice meravigliosa, so che hai ben poco tempo libero ma continua a curare il tuo blog e creare post come questo; credimi riesci a trasmettere tantissimo, a parte che è un piacere leggerti.

    Un bacio

    La tua gemella <3

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