[MANIA MUSICALE] Fabrizio De André - Giugno '73

Oggi mi cimento in un lavoro per niente facile: analizzare una canzone di Fabrizio De André. Credo che questo autore abbia testi tanto belli quanto complessi ed è difficile andare a fondo dei loro significati senza ricorrere a concetti banalizzanti oppure senza andare completamente fuori strada. Ho scelto Giugno '73 perché sono molto legata a questa canzone, avendomi aiutato in un periodo difficile della mia vita e trovo sia bellissima, tanto che, confesso, non riesco ad ascoltarla senza commuovermi dopo ormai tempo che la conosco.

Tua madre ce l'ha molto con me
perché sono sposato e in più canto
però canto bene e non so se tua madre
sia altrettanto capace a vergognarsi di me.

 Innanzitutto va specificato come la canzone sia autobiografica e per comprenderla occorre conoscere un minimo di contesto: De André si rivolge ad una donna, di nome Roberta, con cui ha avuto una relazione intensa e importante fra la prima e la seconda moglie. Dalla prima il nostro autore è separato, pertanto dalla nuova "suocera" viene visto male, ma anche perché è un cantante e logicamente un artista per di più separato per la donna non può certo sembrare il partito ideale della figlia. Ma De André si difende: sa fare quel che fa, ha avuto successo, non è un cantante mediocre o sconosciuto, infatti forse il suo talento è superiore alla capacità che ha la donna di vergognarsi di lui.
La gazza che ti ho regalato
è morta, tua sorella ne ha pianto,
quel giorno non avevano fiori, peccato,
quel giorno vendevano gazze parlanti.
Il nostro autore non avendo trovato fiori, regala alla sua amata una gazza parlante. Perché vendevano gazze parlanti quel giorno? Bisogna stare attenti a questo "quel giorno" che De André credo non a caso specifica, e anche a questa "gazza". Chiacchierando con molte persone, ho notato che spesso si ritiene che in questo passo la gazza sia realmente esistita, non sia metaforica. Io invece credo vada interpretata alla luce di tutti i significati che questo animale può avere, essendo comunque molto famoso, innanzitutto nell'ambito artistico con l'opera di Rossini La gazza ladra. Invece, nella mitologia germanica la gazza è la messaggera degli dei, l'uccello della dea della morte Hel, per questo viene considerata un "uccello del malaugurio" e nel Medioevo anche uccello delle streghe. Non è chiarissimo a quale di questi significati l'autore faccia riferimento, ma probabilmente vuole lasciare intendere il presagio imminente di una rottura fra i due.
E speravo che avrebbe insegnato a tua madre
A dirmi "Ciao come stai ", insomma non proprio a cantare
per quello ci sono già io come sai.
Oppure ancora si riferisce alla madre, visto che ne parla subito dopo. Definire qualcuno una gazza è certamente offensivo, forse la donna con una sua simile che sa parlare accanto potrebbe imparare a essere cortese con lui. Questo cantare fa riferimento all'ambito ornitologico, ma anche al mestiere di De André e riprende quindi la prima strofa.
I miei amici sono tutti educati con te
però vestono in modo un po' strano
mi consigli di mandarli da un sarto e mi chiedi
"Sono loro stasera i migliori che abbiamo?"
Se prima l'autore ci ha spiegato solamente un motivo per cui questa storia, come l'uccello del malaugurio ci ha già fatto capire, finirà per concludersi (ovvero l'accettazione mancata da parte della famiglia di lei), qui ce ne spiega un altro: i due sono diversi, troppo diversi, anche per le comitive che frequentano. E in effetti corrisponde a verità essendo questa Roberta una borghese. Le differenze sociali sono un ostacolo insormontabile, i due hanno troppo poco in comune e la cosa emerge soprattutto da una contrapposizione a mio dire stupenda fra essere e apparire che De André marca in questa strofa: la donna gli chiede se appunto non c'è una compagnia migliore, ma la domanda viene posta in relazione al sarto. Per la donna, quindi, il fatto che un amico sia migliore di un altro, dipende molto dall'abito che indossa. E poco importa se quegli amici sono tutti educati con lei, perché si vestono in un modo strano e diverso, appartenendo praticamente ad un altro mondo.
E adesso ridi e ti versi un cucchiaio di mimosa
Nell'imbuto di un polsino slacciato.
I miei amici ti hanno dato la mano,
li accompagno, il loro viaggio porta un po' più lontano.

E tu aspetta un amore più fidato
il tuo accendino sai io l'ho già regalato
e lo stesso quei due peli d'elefante
mi fermavano il sangue
li ho dati a un passante.
La donna beve mimosa, che come la gazza ha un significato simbolico da definire: per i massoni simboleggia l'eternità dell'anima, per la liturgia funeraria la resurrezione. Forse quindi sta a significare il fatto che la storia sia conclusa e dopo essa entrambi possono rinascere. Il fatto che si siano lasciati emerge dal fatto che in queste strofe si veda più che mai la lontananza fra i due, marcata dai tempi verbali e dagli avverbi: abbiamo quel adesso, come se celasse un "adesso che", seguito da serie di presenti tutti riferiti alla donna. Un presente contrapposto sicuramente a quello che caratterizzava le strofe precedenti, che descriveva il presente della loro vita insieme. A fare da spartiacque fra questi due tempi presenti (uno dell'amore e un altro della rottura) ve n'è un terzo, diverso, un passato prossimo: l'autore dice ti hanno dato la mano. Una mano per salutare la donna, è evidente che non solo lei non vedrà più gli amici di quello che era il suo compagno, ma non rivedrà in generale neppure le serate con lui. Per questo lui li accompagna, si allontana con loro da lei.
L'autore descrive ciò che faranno entrambi dopo essersi lasciati: lei deve aspettare un amore più fidato, mentre lui deve dimenticarla privandosi degli oggetti che la ricordano. Un accendino e due peli d'elefante che sarebbero un braccialetto, che gli ferma il sangue poiché lo tiene ancorato ad un passato da cui si vuole allontanare. Una rinascita, appunto, come simboleggiato dalla mimosa. Alcuni ritengono, invece, che essa simboleggi l'eroina e che la donna fosse tossicodipendente, il che spiegherebbe il polsino, l'accendino e il sangue. Ma io non credo per il semplice motivo che il sangue si riferisce a De André, non alla donna e i due si stanno lasciando, non penso consumerebbero simili sostanze assieme.
Poi il resto viene sempre da sé
i tuoi "Aiuto" saranno ancora salvati
io mi dico è stato meglio lasciarci
che non esserci mai incontrati.
Credo sia la parte più emozionante di tutta la canzone per la capacità che ha avuto l'autore di concentrare in soli tre versi tutto ciò che comporta una rottura di un amore del genere, che comunque è stato intenso e sofferto. Con il resto che viene sempre da sé penso voglia lasciare intendere la capacità che ha il tempo di guarire le ferite di un amore finito, insomma dopo che lui si è liberato di quegli oggetti dovrà in qualche modo dimenticarla, così anche lei vedrà soddisfatte le sue necessità da qualcun altro (i tuoi aiuto saranno ancora salvati) ed è interessante che De André utilizzi quel ancora: significa che lui comunque a quegli "aiuto" aveva risposto, che l'ha veramente amata.
Gli ultimi due versi sono spesso intesi come una parafrasi di meglio aver amato e perso che non aver amato mai ed è anche giusto, ma io credo che l'autore esca dalla banalità di questo assioma e vada ben oltre. Innanzitutto per la profonda tristezza che li caratterizza, perché sono espressi in un modo veramente diverso, che va oltre la frase "saggia", anche solo per quel mi dico. Quando una storia finisce ci si dice tante cose, ci si illude spesso, si vede tutto in maniera anche diversa, arrivando a negare perfino di aver amato, dando colpe all'altro, a se stessi, a chiunque. De André si dice qualcosa. Si dice che anche se in questa relazione l'amore fra i due ha subito tanti ostacoli essendo troppe le differenze, anche se ormai è finita, anche se i ricordi fermano il sangue di lui, bisogna in qualche modo dopo le sofferenze capire che vivere un amore del genere rimane comunque qualcosa di meraviglioso, a cui non rinuncerebbe pur essendosi lasciati.

Fabrizio De André - Giugno '73, analysis by Silvia Argento ©

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