[MANIA MUSICALE] Samuele Bersani - Psyco

Oggi parlerò di una canzone che ho conosciuto da poco e che mi ha subito colpito. Si tratta di Psyco di Samuele Bersani. Non è stato affatto facile parlare di una canzone così profonda e complessa, che riflette sulle fragilità umane e della società in modo molto emozionante e con grande sensibilità a mio dire. Ma ho provato a esprimere ciò che mi ha suscitato.

Sono stato in cura per degli anni
da un analista sordomuto
che mi aiutava con dei cenni e molta buona volontà
a riprendermi dai traumi che avevo avuto
in un'altra vita.


Fin dalla prima strofa conosciamo la figura del narratore, che è anche protagonista: un uomo con dei problemi, che è stato in cura per degli anni da un analista sordomuto. Questo ossimoro, il primo dei tanti che caratterizza la canzone, sta ad indicare probabilmente un analista che non è in grado di ascoltare né di offrire parole di conforto, se non appunto dei cenni. Probabilmente “sordomuto” è una metafora che sta indicare l’incapacità di comprendere realmente l’altro nonostante appunto la buona volontà, quindi la solitudine che deriva da questo, l’impossibilità da parte del protagonista di trovare conforto nell’altro, cosa che sarà meglio evidenziata in seguito.
Questo analista aiuta il nostro protagonista a riprendersi da dei traumi di un’altra vita, probabilmente perché inconsci, visto che comunque si fa riferimento ad un analista, quindi alla psicoanalisi, anche con il titolo “Psyco” che ci rimanda ad una persona con seri problemi psichici (pensiamo alla doppia personalità di Psyco, protagonista dell’omonimo libro e del più famoso film di Hitchcock), ma forse sono traumi di un’altra vita perché appartengono al suo passato.

Sono stato in cura per degli anni
da un analista logorroico
che mi privava dei commenti
quando mi raccontava
la sua storia nei dettagli da paranoico senza prospettiva.
Adesso invece troviamo un analista logorroico, concentrato sui suoi problemi e sulla sua storia. Se prima l’analista non riesce ad ascoltare e a dare conforto, adesso non vuole proprio farlo, perché pensa a se stesso. Penso che le prime due strofe vogliano indicare due diversi difetti che tormentano i rapporti umani.
C'è troppa pioggia e sto perdendo quota
attraversando vuoti d'aria tra le nuvole.
Se piango in acqua non si nota
e in mezzo agli altri si consiglia di sorridere.
In questa strofa la canzone è molto più poetica e metaforica. La condizione esistenziale del protagonista (e oso dire dell’uomo in generale) è un volo fra le nuvole attraversando vuoti d’aria, con forte difficoltà a causa della pioggia che fa perdere quota. La pioggia rappresenta quindi gli ostacoli della vita, di noi stessi, i nostri dolori e le nostre paure. Se piangiamo essendo in mezzo all’acqua non si nota, ma soprattutto non lo dobbiamo fare notare: bisogna sorridere di fronte gli altri, è questo che la società ci impone. Non possiamo mostrare debolezze, perché rischieremmo di ricevere risposte che ci farebbero solo soffrire.
A volte io ho paura di voi più che della solitudine.
Penso che in questa frase si nasconda il senso profondo della canzone.
Di fronte a tutto questo, si ha più paura di mostrarsi, di esporsi, si ha paura degli altri, non di rimanere soli. Soli si è quantomeno “al sicuro”.
Sono stato in fuga per degli anni
ero il fantasma di me stesso
un Don Giovanni nel deserto
che si bruciava l'anima
quante volte nei ricordi mi ero già perso
ma così mai prima.
I traumi del passato tormentano il nostro protagonista, che si definisce “fantasma di se stesso”, forse perché morto a causa della sofferenza di allora, perché fragile o semplicemente perché di se stesso è rimasto solamente quel dolore. Il legame fra l’uomo e figure ectoplasmatiche, fragili, oniriche od ombrose è qualcosa di molto diffuso nella letteratura quanto nella musica. E questa frase mi ha un po’ fatto pensare alla massima pindarica “L’uomo è il sogno di un’ombra”.
Se prima abbiamo un’immagine leggera, di un fantasma appunto, nel quarto rigo troviamo un’anima che brucia, l’immagine forte del fuoco, come del dolore che logora. Perché questi ricordi fanno molto male, come sempre del resto, capita a tutti di perdersi in essi, ma a quanto pare questa volta per lui la situazione sembra più grave. Ha bisogno di qualcosa, di qualcuno. Di vincere quella paura degli altri e di uscire dalla solitudine.
Sono stato solo per degli anni
guardavo il mondo dagli specchi
che ripetevano i miei sbagli
tutte le mie fragilità.
Solo per tutto quel tempo, infatti, il nostro uomo non ha avuto la possibilità di sentire nient’altro se non se stesso, con le sue autocritiche, le sue paure e le sue insicurezze.
Poi di colpo qui d'avanti con i tuoi occhi
ho una via d'uscita.
Chiuso in questa prigione di specchi, ha trovato finalmente una risposta negli occhi di un’altra persona.
C'è poca pioggia e sto aspettando un fuoco
una scintilla che mi accenda nella cenere
un'alba in questo buio cieco
sulla tua pelle ritornare ancora a scrivere.
Stupenda antitesi fra la pioggia e il fuoco. Se prima l’acqua impediva di far notare le lacrime e faceva perdere quota al nostro protagonista, adesso attende un fuoco, una scintilla. E a questo seguono due immagini di rinascita: la cenere (la fenice riemerge dalle ceneri) e l’alba, che essendo il sorgere del Sole indica l’inizio di un nuovo giorno ed l’inizio in senso lato. Ma l’alba indica anche la luce, che illumina quel buio in cui l’uomo si trovava.
E vuole continuare a scrivere, perché questo uomo è uno scrittore, anzi vedremo poi, un musicista. Ma vuole scrivere sulla pelle di questa persona, immagino una donna.
A volte io ho ancora paura che tu sia solo una mia immagine.
Frase difficile da interpretare per certi versi, ma a mio dire vuole indicare una nuova paura, anche piuttosto ovvia: l’uomo ha paura di idealizzare questa persona, ha paura di sbagliare. O forse la ritene così perfetta da aver paura di immaginarsela solamente o, visto che la tematica della follia è presente nel titolo e anche nella canzone col riferimento agli analisti, potrebbe realmente pensare di essere pazzo e di immaginare cose che non esistono.
In effetti non è chiaro se questo pensare a lei sia mentre ancora lei è nella sua vita o sia un ripensare al passato, rimpiangendolo.
Alla chitarra ho messo corde nuove
uscite fuori come code di lucertole,
e ho messo in fila le parole
dalla tua bocca alla mia facendo ordine.
Infatti, questo “fare ordine” potrebbe essere un ordine mentale in seguito a una separazione, un utilizzare la musica come sfogo. Perché questa vicenda non ha un finale preciso.
Troviamo qui anche il riferimento all'essere musicista del nostro uomo, che cambia le corde alla chitarra forse per andare avanti, per dimenticare o perché ormai è una persona nuova.
A volte io ho paura di voi più che della solitudine.
A volte io ho paura di voi più che della solitudine.
Questa paura che ritorna come all’inizio può indicare o la separazione da quella persona oppure il fatto che pur avendola nella propria vita si ha comunque paura dell’altro.
Questo perché fondamentalmente questo brano vuole mostrare le paranoie, le insicurezze e le fragilità di una persona che vede, sa e comprende la grande caducità dei rapporti umani e ha consapevolezza di quanto profondamente sia facile perdere quota senza che nessuno si accorga che stai cadendo.
Nonostante il titolo, non penso che il vero psyco in tutto questo sia il narratore/protagonista che parla, quanto il mondo in cui è immerso. Il nostro mondo, la nostra società.

Samuele Bersani - Psyco, analysis by Silvia Argento ©

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