Anna Karenina

Visto che è da molto che non posto la recensione di un film, eccone una di uno che ho visto di recente, Anna Karenina.
Innanzitutto specifico che non ho visto questo film in italiano, ma in inglese con i sottotitoli, di conseguenza ho avuto modo di valutare meglio la recitazione degli attori e, masticando abbastanza l'inglese, non ho avuto difficoltà nel notare la scenografia e la regia.
Senza dubbio l'aspetto che colpisce a primo impatto è la scelta del regista di collocare tutto dentro ad un teatro. Infatti fin dall'inizio è come se si stesse presentando un'opera a teatro, si alza il sipario ed ecco la storia ed anche fra una scena e l'altra si nota che si tratta di un teatro. Questa scelta è originalissima e come tutte le cose originali può essere vissuta in tre modi:
1. Può mettere a disagio o infastidire in quanto troppo originale e poco vista, la forza dell'abitudine è un qualcosa che influenza sempre la mente umana.
2. Proprio per quest'originalità può essere vissuta come un qualcosa di innovativo, una novità che rende il tutto più bello.
3. Si può vivere come una via di mezzo fra le due cose: essendo originale mette un po' a disagio, ma si riconosce comunque l'originalità appunto dell'effetto.
Io mi colloco al numero 3, una scelta originale, ma che in certi momenti mi rendeva davvero perplessa. In alcune scene il film risulta un po' confusionario, soprattutto a causa di questi cambi-scena così improvvisi, si passa da una parte all'altra in poco tempo quasi a voler "liquidare" subito, ovviamente so che non è questo l'obiettivo, ma spesso è questa la conseguenza. Ma a creare confusione non è solo l'effetto "teatro" (non saprei come chiamarlo), ma gli improvvisi cambi-scena a prescindere o anche alcune sovrapposizioni a dissolvenza che spesso rendono tutto confuso. Un esempio pratico: verso la fine del film, Anna Karenina si ritrova tormentata dalla gelosia e si vede una sorta di immagine sovrapposta a questa scena in cui il Conte di cui lei è innamorata la tradisce con una donna. Si poteva tranquillamente pensare, con questa sovrapposizione, che si trattasse di un vero e proprio tradimento, non del tormento di Anna Karenina che la affligge, infatti confesso di aver controllato la trama sul web per comprendere meglio questo aspetto. Ho voluto cominciare così per diciamo mettere meglio in risalto un aspetto che mi premeva sottolineare, ma non vorrei si pensasse che questa recensione è negativa, anzi.

Tralasciando questi aspetti che mi hanno lasciato un po' perplessa, il film risulta davvero affascinante e vede il suo punto forte soprattutto nei costumi. Ho adorato ogni vestito, ogni cappello, ogni dettaglio, non solo per una passione che ho io legata ai costumi in generale, specie dell'800, ma perché oggettivamente si trattava di una meravigliosa combinazione fra semplicità e sfarzo, uno sfarzo semplice insomma, mi sento di usare quest'ossimoro perché lo ritengo adattissimo. Straordinaria la performance di Keira Knightley, di cui in effetti confesso non avevo mai sentito la vera voce, vedendo il film in originale mi sono trovata un po' infastidita dal timbro vocale dell'attrice, che ho trovato abbastanza debole e stridulo, niente a che vedere con il passionale tono della sua solita doppiatrice italiana, Myriam Catania, non vuole essere una critica alla sua recitazione, Keira è una delle mie attrici preferite, mi sono solo sentita un po' a disagio, ecco. In generale tutto il cast è magnifico come recitazione, ma ovviamente spicca di più lei. Riguardo alla trama, confesso che, pur non avendo letto il libro diciamo che "conosco" Tolstoj come stile, so che non si tratta di romanzetti, ecco, e che come il suo "collega" Dostoevskij si occupa dei problemi esistenziali, della psicologia dei personaggi, ergo questo film, questa storia, doveva ed è risultata essere molto di più rispetto a ciò che il trailer proponeva: una donna tradisce il marito, passa guai per essere considerata una sgualdrina e c'è una storia d'amore di mezzo che cattura l'attenzione.

No, non è questo. Si parla di una crisi interiore, di un qualcosa che definisco "qualcosa" non perché mi mancano le parole, ma perché non credo ce ne siano abbastanza per descrivere un insieme di sentimenti così intensi. Si parla di qualcosa che uccide l'anima, il corpo, ogni cosa. Una donna intrappolata in un matrimonio senza amore, quante volte si è visto? Tantissime. Una crisi, un tormento, sono tutte cose che viviamo, vediamo sempre, ma sappiamo tutti che le cose cambiano a seconda del contesto e del modo con cui ci vengono presentate. Tolstoj con la sua trama, il film in generale con gli attori bravissimi, con le colonne sonore, i costumi e la scenografia che, salvo qualche scene che ripeto non mi hanno convinto, è stupenda, riescono a creare qualcosa che emoziona. Personalmente, è stata un'emozione che non è arrivata subito, come ad esempio un altro capolavoro che ho visto di recente, Les Misérables, che induce al pianto subito. No, qui si lavora sull'interiorità dei personaggi e dunque anche degli spettatori. Il film prende molto, stai attaccato allo schermo e in quel momento sei concentrato a capire come finisce, cosa avviene, quasi in uno stato di assenza totale. Poi, come in un teatro, alla fine dell'opera, mentre applaudivo (in questo caso essendo un film, mentre leggevo i titoli i coda), ho all'improvviso realizzato che avevo una specie di brivido dentro. Necessita di una riflessione profonda, di un ragionamento su un qualcosa che appare banale ma che in realtà non lo è. Parallelamente ad un uomo che scopre la fede, Anna si suicida e suo marito si prende cura dei due figli, di cui una non sua ma dell'amante di Anna, che giocano insieme in un prato. Non ho versato nessuna lacrima, ma la mia mente ne ha davvero versate tante. Non è un film per tutti, va capito, compreso, va estraniato dalla banalità e dalla superficialità, va visto con occhi di persone che provano emozione, empatia. E' magnifico. ★★★★☆

Anna Karenina, reviewed by Silvia Argento ©

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